Nocera Terinese

A circa quattro chilometri dalla riva del Mar Tirreno, presso l’estremità nord del golfo di S. Eufemia, su di uno degli ultimi speroni del monte Mancuso, che lentamente degradano verso il mare, alla confluenza delle due vallate del torrente Grande e del Rivale, su di un piccolo promontorio, dalla sommità pianeggiante, in sito forte per natura e soleggiato, esisteva, sin dalla più remota antichità, un nucleo abitato, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Esso ebbe il nome di Nucrinon o Nuceria o Nuceria dei Brezi, ricordata dallo storico Filisto, siracusano, secondo Stefano di Bisanzio.

Furono i Bruzi i suoi primi abitatori?  Certo è che la nostra contrada fu abitata fin dall’epoca preistorica, come ne fanno fede i numerosi strumenti di pietra levigata che in tutti i tempi si sono rinvenuti nella parte bassa del nostro territorio, quali asce o accette di pietra verdastra, di varie dimensioni, di forma triangolare dal taglio affilato, da servire per istrumenti da lavoro e per armi di difesa. Di questi i nostri contadini si son serviti da pestelli per il sale o da “scaramanzia” contro i fulmini. . La località era adatta alla vita dell’uomo primitivo, per il clima temperato, la presenza di numerosi corsi d’acqua, la vicinanza al mare, l’abbondanza dei boschi e della selvaggina.
Il nome di Grotticelle, che conserva ancora una contrada alle falde dell’altopiano di “Terina”, induce a credere che ivi fossero le prime grotte di abitazione, prossime al fiume Grande, al mare, esposte a mezzogiorno, riparate dai venti del nord. Attualmente nulla rimane delle antiche vestigia, a causa delle continue erosioni determinate dal sottostante torrente Grande, il quale ha prodotto, attraverso i secoli, e produce tuttora, la disgregazione della costa, cambiando completamente la configurazione del luogo.
L’ Orsi, nella sua fugacissima campagna archeologica, nell’inverno 1913-14, constatò, nella contrada suddetta, tracce preistoriche per cui scrisse: “Nelle ripetute escursioni ho potuto riconoscere delle tenuissime tracce preistoriche, nella punta sud-ovest dell’altipiano (di Terina), dove, in mezzo alle arene, avvertii degl’informi coccetti che hanno il carattere della ceramica preellenica”.
Col volgere del tempo, a causa delle favorevoli condizioni ambientali, si sviluppò la pastorizia e, nel piccolo acrocoro, sito poco più a monte, detto Rivellino o Motta, trovarono stanza più conveniente.
Nocera Terinese è una cittadina della provincia di Catanzaro che sorge a cinque km dal mar Tirreno, sulle falde del monte Reventino, con il centro storico circondato dai monti Destro, Mancuso ed Eliceto. Il paese si apre, come un grande belvedere, sulla vallata del fiume Savuto e sul mare Tirreno, con un’altitudine di 327 m.s.l.m.. Per le eccezionali condizioni climatiche naturali, l’agricoltura è l’attività prevalente: vi si coltivano cereali, olive, che danno un ottimo olio di frantoio, e uva di vitigni pregiati con la quale si producono apprezzati vini DOC.
Le origini storiche sono antichissime, le si fanno risalire al periodo preistorico.
Dagli scavi effettuati da Paolo Orsi nel 1913/4, nella zona tuttora chiamata “Grotticella”, vennero alla luce numerosi strumenti di pietra levigata, accette di pietra verdastra, altre pietre affilate, di forma triangolare da servire quali armi da offesa e come strumento da lavoro (età neolitica). In seguito fu colonia Magno-Greca (Nucrinon – Temesa – Terina?). Dopo la battaglia di canne(216 a. C.) fu distrutta da Annibale; passò poi sotto il dominio romano e, nel 960, fu distrutta completamente dai Saraceni.
I superstiti ripararono in luoghi nascosto, non lontano dal mare, tra il monte Eliceto e il Destro, alla confluenza dei due fiumi Grande e Rivale. Sorse come “Castrum” e, aumentando di popolazione, divenne “Oppidum”; il nucleo primitivo si insedio in località “Timpone Motta”.
Il primo ricordo scritto della città “ Nucera” risale al 1240 in un documento di Federico II d’Hohenstaufen.
Nocera subì la dominazione normanna, la spagnola ed in seguito quella francese, la restaurazione borbonica contribuì alla nascita, intorno al 1846, di una associazione della Giovine Italia. La città ha da poco preso la denominazione attuale, veniva infatti indicata con il nome di “Nocera di Calabria”.
Nel centro storico si possono ammirare: un arco medievale di stile Dorico in pietra tufacea, nel rione Motta, adiacente la chiesa S. Maria della Pietà (sec. XVI) ; il “Portale del Palazzo Procida” appartenente alla omonima famiglia estinta nel 1900 e risalente al XV° sec.; il ponte di collegamento tra il rione Motta ed il resto del centro storico (detto “La Ponta”); il Convento dei Padri Cappuccini; la Chiesa di S. Francesco; la chiesa di S. Maria della Pietà; la chiesa di S. Giovanni Battista, patrono della città; la chiesa della SS. Annunziata; la chiesa “Maria Regina della Famiglia”.